Domus aurea - L'egemonia della ragione

Hopper, Escursione nella psicologia

PerchΓ© non facciamo quello che ci fa stare veramente bene? 
È una domanda tanto banale quanto complessa. La fragilitΓ  delle sovrastrutture e dei costrutti della societΓ  determinano la sua soliditΓ  senza eguali. Per rispondere alla domanda, potremmo fare ricorso all'usurato concetto della zona di comfort. CioΓ¨ una sorta di domus aurea, una residenza dorata ideale per l'individuo, formata dall’alienante e calmante quotidianitΓ  della societΓ  moderna. Che allontana sempre piΓΉ l'uomo dalla sua parte piΓΉ animale, lasciandolo solo e perso, un involucro di carne e raziocinio senza coscienza critica, senza sogni o ambizioni, un impiegato modello potremmo dire. La quotidianitΓ  dalla quale non si vuole uscire per paura di un cambiamento in peggio. 

Ma allora, se coscienti di questo meccanismo, perchΓ© continuiamo a vivere una vita scomoda per noi? PerchΓ© non fuggiamo, o al contrario non cerchiamo di formare una realtΓ  comune nella quale ognuno Γ¨ veramente libero di essere se stesso, senza andare a ledere la libertΓ  altrui? 
Forse perchΓ© tutti noi viviamo con una data di scadenza, non quella biologica della nostra carne, ma quella determinata da quanto possiamo produrre, in nome di un abbagliante sogno impostoci da piccoli. Sogno imposto e deviato a seconda della cultura e della societΓ  nella quale si Γ¨ cresciuti. Questa chimera puΓ² essere identificata con diversi nomi: democrazia, realizzazione professionale, realizzazione personale attraverso una famiglia. Si potrebbe andare avanti per ore con esempi di libertΓ  stereotipata presentata come felicitΓ  negli ultimi decenni dalla cultura occidentale. Un'idea di felicitΓ  che lega a doppia via gli individui al loro posto nella societΓ . Ma forse in fondo avere dei confini, dei margini imposti, serve proprio per poterli superare per poi fissarne altri che si Γ¨ disposti ad accettare. 


Matteo Cau

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