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La vera vita dopo il Nautico

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Com'Γ¨ la vita quotidiana da imbarcati? Quali sono i veri sbocchi lavorativi che puΓ² avere un ragazzo dopo il Nautico?  Per una donna quanto Γ¨ difficile farsi strada in una professione che Γ¨ per la maggioranza maschile?   Queste sono solo alcune delle domande che abbiamo rivolto a due allievi ufficiali dell'Accademia Italiana della Marina Mercantile: Manuel Andreoli e Camilla Vaccarezza.  Il 13 gennaio 2026 in Auditorium si Γ¨ tenuto un incontro organizzato da La Gazzetta del Nautico in collaborazione con l'Accademia, durante il quale gli studenti presenti hanno avuto la possibilitΓ  di chiarire alcuni dubbi, tipici dello studente del triennio. Gli ex studenti intervenuti a rispondere alle nostre domande sono: Manuel Andreoli, originario di Milano, ha frequentato il Nautico a Genova e si Γ¨ diplomato nel 2021. Oggi naviga con la compagnia GNV su navi passeggeri e traghetti come Fantastic, Excelsior o Superba. Camilla Vaccarezza, anche lei ex studentessa del Nautico ed ex conv...

Misteri e leggende del mare

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  Superstizioni di bordo: tra passato e presente Vi siete mai chiesti perchΓ© tanti marinai evitavano il colore verde o non partivano il giorno 13? C’Γ¨ stato un tempo in cui partire per mare significava affidarsi al vento, alle stelle e al proprio coraggio. Nessun radar, nessun satellite, nessuna previsione meteo precisa. Solo l’orizzonte davanti e l’incertezza di ciΓ² che poteva accadere. In quel mondo fatto di onde improvvise e notti senza luna, i naviganti cercavano sicurezza nelle superstizioni di bordo. I marinai erano convinti che alcuni oggetti portassero sfortuna. Il verde, per esempio, ricordava il mare in tempesta o il legno rovinato dall’umiditΓ . Il numero 13 era considerato pericoloso: partire in quel giorno o avere tredici uomini a bordo era un rischio da evitare. Perfino il comportamento contava: non si doveva fischiare, perchΓ© si diceva che il suono potesse “chiamare il vento” e scatenare tempeste improvvise. E secondo le superstizioni piΓΉ antiche, le donne portavano s...

La casa che mi porto dentro

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Per molto tempo ho pensato che casa fosse solo il luogo in cui ero nato: la mia stanza, la finestra che si affacciava sulla strada, il profumo del caffΓ¨ la mattina. Poi, crescendo ho capito che casa non era soltanto il posto dove vivevo,  ma tutto quello che mi circondava: questa cosa l'ho capita meglio quando mi sono trovato lontano da tutto ciΓ² che giΓ  conoscevo. All’inizio mi sembrava di aver perso un pezzo di me, come se avessi dimenticato qualcosa di importante. Ma proprio in quel distacco ho iniziato a capire che la sensazione di essere a casa non sempre coincide con il luogo da cui veniamo. A volte nasce in momenti che non ci aspettiamo, soprattutto nasce dentro di noi. Ricordo perfettamente la prima sera dell'imbarco nella mia cabina, nonostante non fosse la prima volta che dormissi da solo a centinaia di chilometri da casa, c'era una sensazione nuova che mi divorava dentro. La sensazione che qualsiasi cosa sarebbe accaduta l'avrei dovuta affrontare da solo, sen...