Cento anni dopo sorridere con Pirandello guardando gli altri.
Leggere oggi Pirandello, sorridere per i fatti tragicomici dell'epoca in cui viviamo, e le situazioni pirandelliane sono davvero tante, può aiutarci a individuare le inevitabili maschere che la nostra società ci impone e ad accettarle scoprendo il loro aspetto umoristico e può aiutarci a sorridere della tragicità della vita, anche se con amarezza: può farci bene.
Possiamo ridere con Pirandello, con il suo umorismo ogni volta che di fronte a una situazione assurda riusciamo a unire il riso al pianto; cogliamo il dramma che c'è dietro e quindi, se si può ridere di una cosa, si può anche cercare di cambiarla.
Trovare un lato umoristico in ciò che ci accade non significa farci diventare ottimisti; restiamo pessimisti col sorriso, come Pirandello che ha, nel suo saggio sull'umorismo, fatto un esempio per definire questo concetto. "Vedo una vecchia signora con i capelli ritinti, tutti unti, non si sa di quale orribile manteca e poi goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. "avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere". Posso soffermarmi a questa comicità, che è l'avvertimento del contrario, oppure andare oltre la superficie e non giudicare in maniera immediata.
Una profonda riflessione genera una sorta di compassione e da questa ha origine un sorriso di comprensione per le debolezze altrui che sono anche le nostre, così nell'umorismo troviamo un comune sentimento e un avvertimento della fragilità umana.
Ed ecco dimostrato che l'umorismo Pirandelliano è in grado di permetterci oggi di comprendere le ragioni di quel disagio dell'io di cui sentiamo parlare piuttosto spesso dai media.
L'umorismo, ieri come oggi, può essere uno strumento di critica sociale perché ha il dono di liberare dalla maschera, di mostrare come essa non sia una sostituzione definitiva dell'io e non lo imprigioni in maniera irreparabile.
Le situazioni pirandelliane, ovvero scenari paradossali, caratterizzati dalla rottura delle certezze, dalla frammentazione dell'io e dal contrasto tra la vita fluida e le maschere sociali imposte sono davvero tante.
Non per niente Pirandello e le sue opere sono oggi tra le più recitate e rappresentate insieme a quelle degli antichi classici e a quelle di Shakespeare, Molière e Goldoni.
Il pensiero che più rispecchia quello che accade all'uomo contemporaneo, restio spesso a mostrare la sua vera personalità, è sicuramente quello di Luigi Pirandello.
La sua visione del mondo e della letteratura ruota intorno a 3 concetti fondamentali.
Il primo punto è che la realtà è un continuo conflitto fra vita e forma. La vita è un flusso continuo a cui si oppone la forma che la blocca e la rende artificiale.
L'uomo vive all'interno della società lottando contro questa forma e, di fronte alle costrizioni da questa impostagli, assume delle maschere ma così facendo diventa estraneo a se stesso e agli altri.
Il secondo punto riguarda l'atteggiamento umoristico che l'uomo deve avere davanti alla vita e alla negatività del mondo.
Secondo Pirandello l'umorismo si distingue dal comico.
Il comico provoca una risata quando si vede qualcosa contrario a come dovrebbe essere, mentre l’umorismo nasce quando si vede qualcosa che è sempre contrario a come dovrebbe essere ma, essendo seguito da una riflessione sulle ragioni di quella diversità, di quella maschera, quello che ne scaturisce non è una risata ma un sorriso amaro.
Un sorriso consapevole della tragicità del mondo.
Il terzo punto chiave per capire la visione che lo scrittore fa emergere nelle sue opere riguarda la funzione della letteratura che egli propone come un gioco umoristico che rappresenta la continua lotta umana tra vita e forma.
Egli mostra che si può sorridere delle avversità, di tutti i mali che affliggono l'uomo.
Credo che l'arte umoristica pirandelliana sia particolarmente adatta a descrivere la condizione esistenziale dell’uomo moderno ogni volta che si osservano quelle situazioni limite in cui certe forme ideali riconosciute socialmente valide vengono rese problematiche e messe in crisi.
L'umorismo è l'atteggiamento comprensivo, rilassato e tollerante di chi accetta le contraddizioni e le storture della vita che può servire ancora oggi a vivere meglio anche se fa scaturire un sorriso amaro.
L'umorismo è uno strumento di analisi psicologica di cui Pirandello si serve per esplorare la condizione umana, rivelare le contraddizioni e le ambiguità che caratterizzano l'esistenza: se ne serve per svelare le maschere sociali che gli individui indossano.
Uno strumento che, invitando a una riflessione critica sulla realtà, mostra come dietro al velo della quotidianità si nascondano verità più profonde e talvolta inquietanti.
Pirandello aveva anticipato tutto: oggi stiamo perdendo la nostra identità e, mentre la società è teatro, noi siamo i personaggi senza una propria personalità perché ognuno di noi indossa una maschera per aderire alle aspettative altrui e non farci sentire spaesati, proprio come i personaggi delle opere di Pirandello.
Ma chi siamo davvero se togliamo tutte le maschere? Quella che indossiamo a scuola? Quella che indossiamo sui social o altrove?
È vero che viviamo in una realtà dove l'immagine è tutto; i social media sembrano invitarci ogni giorno a scegliere una versione da mostrare agli altri, cambiamo modo di vestire, parlare, mangiare e pensare perché ci sembra che la società lo richieda e cerchiamo di aderire a modelli, rincorrere i trend, ci confrontiamo con immagini idealizzate e irraggiungibili, perdendo la nostra vera identità, ogni volta che cerchiamo di definirci, finiamo per fare esattamente il contrario.
Oggi la società è più che mai caratterizzata da una confusione fra essere e apparire, infatti ciascun individuo indossa una maschera con la quale affronta le diverse situazioni che gli si presentano ma non corrispondono alla sua reale natura. La maschera diventa lo strumento che permette di nascondere la vera personalità di una persona per far emergere un'identità diversa, separata, inventata e così l'impressione che gli altri hanno di noi è diversa da quella che noi abbiamo di noi stessi.
Secondo Pirandello quando l'uomo scopre il contrasto fra la forma e la vita può reagire in tre modi.
La reazione passiva è quella di chi si rassegna alla maschera che lo imprigiona, incapace di ribellarsi o deluso dopo l’esperienza di una nuova maschera, come Mattia Pascal.
La reazione drammatica è quella di chi non si rassegna e si chiude in una solitudine disperata che lo porta al suicidio o alla pazzia come in "Uno nessuno centomila" o "Enrico IV".
Quella che preferisco è la terza: la reazione umoristica di chi non si rassegna alla maschera e, visto che non se ne può liberare, sta al gioco con un atteggiamento polemico come nella novella "La patente". La patente è la storia di un uomo la cui terribile fama di iettatore, attribuita dalla comunità del paese, gli ha rovinato talmente l'esistenza, negandogli la possibilità di lavorare e spingendolo ai margini della società, così da costringerlo per sopravvivere a chiedere ufficialmente una patente di iettatore, rendendo la sua sventura una professione, ovvero potere esigere un riscatto monetario per tenersi lontano da case da gioco, fabbriche o attività commerciali.
La novella mette in scena il dramma di un io che per esistere è costretto ad assumere la maschera che gli altri proiettano su di lui e molti di noi possono dire di avere oggi una maschera in cui sono stati intrappolati e che a volte gli è stata data dall’incapacità delle persone di capirli veramente.
Ecco che accade che i rapporti con le altre persone sono spesso condizionati dalle false immagini e convinzioni che ognuno di noi si costruisce dell'altro; può succedere che le situazioni e gli ambienti che circondano un individuo possano deformare la sua immagine tanto da non lasciar vedere di lui niente altro che una maschera che egli stesso finisce per accettare, così da essere riconosciuto dai suoi simili e comunicare con loro.
La "patente" è una lettura che suscita un sorriso amaro di fronte alla consapevolezza che ignoranza e superstizione caratterizzano ancora la società in cui viviamo che ha la tendenza ad imporre maschere e ruoli agli individui che spesso sono basati su pregiudizi infondati che possono deformarne l'identità.
Tornando alla novella la vicenda pare subito comica e assurda ma riflettendo si vede l'aspetto nascosto della storia e si prova commiserazione per il protagonista: un povero cristo che è costretto a subire le malevole dicerie dei suoi colleghi e compaesani.
Ne nasce un sorriso amaro provocato dall'umorismo pirandelliano sulla paura della iella e sulla reazione tragica, comica e, se vogliamo, anche eroica del protagonista.
Concludendo, Pirandello con la sua grandissima produzione letteraria ci ha lasciato una grande eredità perché egli è attuale e moderno come lo è la sua visione del mondo e della realtà e l'umorismo che è il cuore pulsante delle sue opere lo vediamo andare in scena tutti i giorni della nostra vita, non per ridere ma per riflettere sulla crisi attuale dell'uomo contemporaneo, le sue contraddizioni e le sue maschere.
Diego Meschiari


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