Fuori dalla curva: la leggenda di Villeneuve
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| Gilles Villeneuve al circuito di Imola nel 1979 |
Un tempo, le corse automobilistiche erano completamente differenti da quelle di adesso. Negli anni '80 il pilota era un domatore, era colui che sapeva gestire manualmente e fisicamente duecento cavalli impazziti in una pista spesso senza protezioni. Molti ''eroi'' della F1 vengono ricordati ancora adesso. Senna, Ascari, Lauda, sono tutti grandi personaggi che hanno fatto la storia. Toccò anche al canadese Gilles Villeneuve. Non un pilota come gli altri, ma velocità e spettacolo allo stato puro. Per lui non esistevano compromessi, o si giocava tutto, o non scendeva nemmeno in pista. Era una corsa contro il tempo, ma soprattutto contro se stesso. Nasce a Montreal, in Canada il 18 gennaio 1950. Primo figlio di due maschi, aveva già una carriera scritta. Sin da piccolo si ambientò a tutte quelle curve, a quell'adrenalina che circola nelle vene non in una pista normale, ma in ippodromi ricoperti di neve cavalcando una motoslitta. Con i soldi dei premi delle gare vinte, riuscì ad acquistare la sua prima monoposto di Formula Ford, iniziando a correre in pista. Il salto di qualità avvenne nel 1977, quando Enzo Ferrari, vedendo in lui la stessa foga agonistica di Tazio Nuvolari, lo chiamò per sostituire Niki Lauda nelle ultime due gare del campionato. Osservando i tempi stupito, lo assume quasi per sfida. L'inizio è un disastro di lamiere. Villeneuve distrugge macchine, vola fuori pista, sono quasi più le gare passate a ricostruire la macchina che tagli di traguardo. Fu protagonista di incidenti spaventosi. Il più tragico avvenne in Giappone quando la macchina di Villeneuve decollò su quella di Ronnie Peterson, finendo tra la folla e causando anche vittime. Nonostante tutto questo, Ferrari, anche se messo alla prova dai cadaveri delle sue macchine, non rinunciò a quel pilota. Amava il coraggio, le sfide e la voglia di vedere fin dove si sarebbe spinto. Lo difese davanti alla stampa: ''Gilles non corre per vincere un campionato, corre per vincere ogni singola curva''. Questo fattore fu significativo per il rapporto che si creò tra i due. Ferrari lo prese sotto la sua ala, come se fosse suo figlio. Diventa un simbolo per molte persone, come una fede: un uomo che non accetta la sconfitta, piuttosto torna ai box su tre ruote.
Se si dovesse parlare di un capitolo della vita di Gilles, sicuramente si deve raccontare del duello tra Villeneuve e Renè Arnoux. Era in 1 luglio 1979, Gran premio di Francia. A pochi giri dalla fine, la vittoria era già decisa, ma per il secondo posto nasce una vera e propria rissa tra, Arnoux con una Renault turbo molto veloce e Villeneuve, con una Ferrari con le gomme completamente consumate. Tre giri di pura follia, spettacolo per il pubblico. Si sorpassano almeno sei volte, sfiorandosi infinite volte. Non hanno vinto la gara, ma il ricordo di tutte le persone presenti. Però, tutti i grandi eroi hanno una fine. Il 1982 fu l'anno del tradimento. Durante la sua ultima possibilità di battere il tempo del primo pilota nella pista di Zolder, la sua Ferrari decollò dopo un contatto, portandolo verso quel cielo che aveva sempre sfiorato. Se ne andò senza un titolo mondiale, ma lasciando un vuoto incolmabile nei cuori di tutto il mondo. Eppure, il destino aveva ancora una carta da giocare: quindici anni dopo la sua morte, un giovane con il suo stesso cognome, portò a casa ciò che suo papà non era mai riuscito ad ottenere. Stesso sangue, caratteri diversi ma voglia di vincere uguale. Oggi Villeneuve non è solo un ricordo, è una leggenda colorata di rosso come la sua macchina. E' passato dalla pista alla leggenda, diventando l'unico pilota capace di viaggiare più veloce del tempo stesso.
Sara Ivaldi

Hai descritto un personaggio quasi unico della formula uno.
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