98esima Edizione dei Cooglerson Awards, ovvero la notte degli Oscar

E anche quest'anno la stagione cinematografica si è conclusa con la tradizionale notte di sketch che non fanno ridere, ovazioni, qualche bel momento di umanità e molte delusioni, anche conosciuta come Oscar.
Insomma andiamo a dire qualcosa sulla 98° edizione degli Academy Awards, e vediamo se i premi sono finiti nelle tasche giuste o se, come spesso capita dei film che davvero passano alla storia, l’Academy se n'è strafregata:
Attori
Se anche ci si può lamentare, a ragione, di molte cose del cinema di oggi, su un punto mi sembra si sia tutti d'accordo: il livello recitativo è molto alto. E tutto sommato qui la bravura è stata riconosciuta, anche se non sempre.
Iniziamo con forse la vittoria meno divisiva tra tutte: Sean Penn porta a casa la statuetta per il miglior attore non protagonista. Vittoria abbastanza dovuta: su Una battaglia dopo l'altra si sono dette molte cose, ma erano tutti d'accordo sulla straordinaria performance dell'attore che, tra l'altro, con questo arriva ad essere uno dei tre attori (maschi) ad avere più Oscar nella storia del cinema, con tre statuette.
Comunque una vittoria abbastanza facile. Tutto il mondo la chiamava, e non aveva seri avversari se non forse Del Toro (che comunque la meritava decisamente meno, e infatti).
Al femminile, invece, a vincere è stata Amy Madigan.
Ora, come film Weapons ve lo consiglierei solo se l’unica altra alternativa per la serata fosse cavarvi gli occhi (cosa che comunque potrebbe venirvi voglia di fare dopo averlo visto), ma la recitazione sì, tutto sommato non era male. Il fatto che film come questo e F1 siano stati candidati anche a miglior film è semplicemente folle, ma la Madigan non ne può niente e si porta a casa la sua statuetta.
Salendo di un gradino, la contesa femminile per l’attrice protagonista si è disputata tra Emily Stone e Jessie Buckley, vedendo alla fine quest’ultima vittoriosa. Qui lo scontro è stato già meno scontato: la Buckley andava pur sempre contro la probabilmente miglior attrice della sua generazione (per tenersi bassi), già vincitrice di due statuette prima dei 40 anni. Ma va detto che, pur rimanendo di altissimo livello, la recitazione della Stone non è stata tra le migliori della sua carriera (probabilmente anche a causa del personaggio, interessante ma meno memorabile di Mia Dolan o Bella Baxter).
Di contro la Buckley, pur trovandosi in una situazione analoga a Weapons, ovvero in un film che personalmente ho reputato inutilmente lento, pesante e in definitiva vuoto e stentoreo, ha saputo offrire un’interpretazione di primissimo livello, che ammetto rimane addirittura impressa.
Quindi si, alla fine Jessie Buckley lo ha meritato tutto.
Arriviamo ora alla categoria attoriale più spinosa, miglior attore protagonista.
Permettetemi di aprire con una critica anche antecedente alla premiazione: tra le nomination c’era un grande assente. Uno che davvero ha mostrato una grandissima interpretazione, tra l’altro di un personaggio non facile, e che non è stato neppure candidato: Jesse Plemons. Il suo redneck, complice anche un’ottima regia di Lanthimos, è veramente memorabile, riesce addirittura a quasi mettere in ombra la Stone. Eppure niente. Ma non pensate che questo sia grave, è solo la punta dell’iceberg.
Comunque, per venire alla ciccia, a vincere è stato Michael B. Jordan. Voglio dirlo senza tanti giri di parole: è un Oscar abbastanza rubato. Ne parleremo meglio dopo, verso la fine dell’articolo, ma gente come Di Caprio o Chalamet lo meritava decisamente di più. Ora, posso capire che Di Caprio abbia una maledizione e che quello per The Revenant glielo abbiano dato perché se no diventava tragicomico che un attore da storia del cinema come lui non ne avesse manco uno, ma per Chalamet un po’ mi dispiace. E' da due anni che ci prova come un disperato, e il suo Marty Mauser se lo meritava.
E per quanto riguarda le polemiche che ha suscitato sul balletto (oltre al fatto che è stato dimostrato che non avrebbero virtualmente potuto influire, dato che sono venute fuori dopo che il voto già era stato fatto), voglio commentare citando, un po’ scherzando e un po' no, una frase di Orson Welles:
“Il cinema è il mezzo artistico meno interessante di tutti, a parte il balletto”
Oscar Tecnici
Degli Oscar più tecnici (che ovviamente non significa che non ci sia dell’arte) è sempre più difficile parlare, ma ciò non vuol dire che non diremo la nostra.
Scenografia, costumi e trucco / acconciatura finiscono tutti e tre nelle tasche di Frankenstein. Alcuni di essi meritati e altri dovuti, comunque nulla di particolare da ridire.
Fotografia e Montaggio finiscono (rispettivamente) uno a Sinners e uno a Una Battaglia dopo l’altra.
Ci torneremo.
Il sonoro va invece a F1. Per carità, al limite ci può anche stare, non è immeritato.
Detto questo, pensare che F1 ha vinto più Oscar di Bugonia e Marty Supreme messi assieme (pk 1 > 0 + 0 = 0), ecco fa pensare. Ok forse è un ragionamento un po’ forzato ma tecnicamente vero.
Gli effetti visivi (aka effetti speciali) vanno invece ad Avatar 3 (a cui, nell’ottica del più becero e spietato marketing, vi rimandiamo alla nostra recensione qui).
E’ passata pressoché inosservata, ma credo sia stata la vittoria più palese e scontata di tutta la serata.
Va be’, Avatar nominato agli effetti speciali è come mettere nella stessa lista un film di Adam Sandler, uno di The Rock e Quarto Potere. Chissà chi vince.
Cosa tra l’altro comicamente confermata dalla reazione di Joe Letteri, che si è alzato per andare a ritirare la statuetta (la sua settima!) come ci si alza per andare in bagno, probabilmente pensando “Dai su sbrighiamoci che poi ho altro da fare”.
Animazione e musica
Possono sembrare delle categorie secondarie, ma non lo sono affatto.
Intanto sono d’accordo con chi sostiene che i film d’animazione dovrebbero avere non una categoria, ma un’intera premiazione a parte, perché è riduttivo pensare che siano solo una costola del cinema tradizionale.
E inoltre la musica svolge una funzione centrale in un film. Pensate a capolavori come alcuni spaghetti Western senza la musica. Sarebbero inguardabili.
Per questo voglio spenderci più di qualche parola.
Per cominciare l’oscar al miglior film d’animazione è andato a Kpop Demon Hunters. Metto le mani avanti, non ho visto gli altri film candidati, ma:
Kpop è stato un fenomeno culturale. Questo ovviamente non significa che meriti l’oscar a priori, ma tutto sommato il film è carino, ben confezionato, le canzoni sono belline e si intersecano bene con la storia, all’interno della quale hanno un loro forte perché.
Non trovo particolari motivi per adirarmi. Quindi 👍
Per rimanere in tema, l’oscar alla miglior canzone va a Golden, brano di punta sempre di Kpop.
Premetto che sono molto felice del risultato, ma invece di un commentario vorrei fare con voi un ragionamento:
Sonora banalità in arrivo: gli Oscar non sono premi musicali.
😯 Non ve l’aspettavate, eh?
Gli oscar sono premi cinematografici, quindi per come la vedo io non dovrebbero valutare tanto la qualità della canzone in sé, a quello ci penseranno i Grammy. Devono valutare più che altro come e quanto bene la canzone va ad intersecarsi nella storia. Una canzone come ad esempio Audition (The Fools Who Dream) da La La Land, è una grandiosa canzone. Non perché sia di per sé una grande canzone (magari anche), ma perché riesce ad essere protagonista di una scena incredibile, riesce ad incarnare completamente lo spirito del film. (Non a caso all’edizione 2017 ha perso solo perché scalzata da un’altra canzone della stessa pellicola, City of Stars).
Per tornare sul red carpet.
L’unica seria avversaria che Golden poteva trovarsi contro era I Lied to You (da Sinners).
Ma I Lied to You non rispetta quanto detto sopra.
E’ una canzone carina, alla base di una scena carina, ma ficcata lì per caso. Tutto il ruolo della musica, la profezia iniziale, la narrazione di come essa colleghi le generazioni, è tutto perfettamente inutile, uno specchietto per le allodole, messo in un film che per il 90% è un banalissimo action-horror solo per dargli quel non so che di artistico.
La scena sarebbe stata un fantastico cortometraggio a sé (come in effetti anche la sequenza finale di Bugonia, va detto), ma inserita nel film non gli aggiunge davvero nulla.
Per questo Golden ha meritato decisamente di più la statuetta, perché in Kpop quella canzone ha una funzione narrativa precisa.
Infine, la colonna sonora è andata a Una Battaglia dopo l’altra.
Qui non è che possa articolare chissà quale ragionamento. Semplicemente ritengo che Bugonia la meritasse di più. L’uso che Lanthimos fa della musica per enfatizzare lo stato d’animo del personaggio di Plemons nella prima parte del film è semplicemente superbo, grandioso.
E’ andata così, amen.
Documentari, corti, ect.
Qui metto molte mani avanti. Ma neanche, scappo dalla finestra.
Dovete scusarmi, non parlo di queste categorie non perché anche loro non meriterebbero attenzione (anzi parecchi corti e documentari, premiati o meno, visti durante la serata mi hanno molto ispirato).
Il fatto è che non ne ho visto nemmeno uno. Quindi, per l’ovvio motivo che non voglio sparare scemenze o opinioni banali e perfettamente inutili, salto le categorie a piè pari.
Il problema principale degli oscar
Per quanto abbiamo detto finora, potreste pensare che non sia stata una brutta edizione. Magari non perfetta, ma tutto sommato accettabile.
E invece no.
I più attenti (o anche solo dotati di occhi) avranno notato che non abbiamo ancora parlato delle categorie principali, ovvero sceneggiatura, regia e miglior film.
Ebbene, andiamo a vedere perché l’edizione di quest’anno è stata così pessima:
Per un semplice motivo. Ovvero perché l’intera premiazione è stata gestita come una gara, un testa a testa tra due film, ovvero Sinners e Una Battaglia dopo l’altra.
Hollywood adora la narrazione, adora le storie. E finché tutto questo rimane confinato dentro una sceneggiatura poco male. Ma quando a qualcuno viene voglia di portare le storie al di fuori dei film, succedono i macelli.
Fateci caso, l’intera serata è stata un costante spareggio tra quei due film.
Vinceva un oscar uno, un oscar l’altro.
Il montaggio va a Una battaglia dopo l’altra ma la fotografia a Sinners.
E tutto questo per generare un climax che culminasse nell’epico spareggione finale del miglior film.
Il calcolo è chiaro: alla gente quei due film sono piaciuti, quindi in una lotta in cui i due si affrontano in una battaglia senza esclusione di statuette, il pubblico si emozionerà, tifando spasmodicamente.
E questo a scapito di TUTTI gli altri poveri film, che sono rimasti seduti a guardare.
Quest’anno l’America (e il mondo) non ha visto il Super Bowl e gli Oscar, a visto due Super Bowl, uno dei quali con Paul Thomas Anderson come Quaterback e Ryan Coogler come Middle Linebacker. Touchdown dopo Touchdown, Oscar dopo Oscar. E alla fine ti metti a sventolare il trofeo col pubblico che va in delirio.
E gli altri film? In tribuna a guardare.
Mi spiace ragazzi, non era il vostro anno, siete stati buttati fuori ai playoff.
Ora, non voglio sembrare troppo ingenuo o patetico, ma i Premi Oscar non dovrebbero premiare l’arte, la creatività, l’inventiva? E non essere una baracconata.
Io capisco che rispondano a logiche di guadagno e audience, ed entro certi limiti la cosa è anche accettabile, ma quest’anno sono stati superati tutti i limiti.
E attenzione, questo discorso si può fare anche avendo apprezzato i due film incriminati.
Certo nel mio caso non è stato così (uno è semplicemente ridicolo, l’altro decente ma tutt’altro che profondo e immeritevole di tutti questi riconoscimenti), ma comunque.
In ogni categoria in cui il distacco con altri film non fosse così palese da rendere ridicola una loro vittoria, si beccavano la statuetta. Dio! se solo avessero potuto avrebbero dato a Sinners il miglior corto animato e a Una battaglia dopo l’altra miglior documentario.
Che schifo. E' da due anni che gli oscar fanno pietà (già perché non dimentichiamo la vittoria di Anora l’anno scorso, che rimane un’onta su tutta l’umanità; i film di quest’anno hanno cercato di fare ancora più schifo, ma non ci sono riusciti).
Insomma, that's it.
A questo punto non ci rimane altro da fare che pregare che Santo Nolan e Papà Villenueve rimettano le cose a posto quest’anno. Perché veramente, di grandi produzioni nell’anno passato non ce n'è stata una veramente bella (all'infuori di Frankenstein, a cui do il privilegio del dubbio non avendolo ancora visto).
E comunque, se me lo chiedete, il film che ho preferito tra quelli che ho visto è Train Dreams, l’unico che mi rimanesse un gran bel film dall’inizio alla fine senza sbavature. C’ho anche sperato che vincesse almeno la sceneggiatura, ma la speranza va bene in sala, fuori è meglio se la dimentichi.
Bom, fine.
Ci si rivede qui l’anno prossimo carichi di nuovi insulti e bestemmie.
👋
P.S. Curiosità al volo in chiusura. Lo sapevate che hanno dato l’Oscar per la carriera a Tom Cruise?
Martino Garnero
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