Avatar 3 - Fire and Ash
Il terzo capitolo della saga di Cameron esce nelle sale con la speranza di diventare campione d'incassi come i suoi predecessori, e far entrare altri soldi nelle tasche del già miliardario regista.
Ma sarà riuscito il megalomane cineasta a realizzare un buon prodotto che regga per i suoi ben 197 min, o avrà invece sciorinato una storia scontata o forzata come ha forse rischiato di fare nei capitoli precedenti?
La recensione
La pellicola si apre sulla scia del secondo film, senza (o con minimi) salti temporali. Già dall'inizio Cameron non riesce a trattenersi e dà libero sfogo all'arte della computer-grafica, con acrobazie di stile che certo, impressionano, ma per le quali lo spettatore è già vaccinato dai precedenti capitoli.
(Non mi soffermerò a parlare del lato tecnico del film, ne do per scontata l'assoluta perfezione, ormai marchio di fabbrica della saga)
Ma tralasciando gli sfoggi di una tecnologia proveniente da un altro universo (forse direttamente da Pandora), la prima parte del film è quella che più mi è piaciuta.
Dal punto di vista della caratterizzazione, un chiaro evento incombe sulla memoria e sulle coscienze di tutti i membri della famiglia Sully: la morte del figlio nel precedente film. Questo aspetto, come i personaggi elaborano ed interagiscono col lutto, i legami che nascono o s'incrinano sono sicuramente la parte meglio realizzata e più avvincente del film. E non solo Jake e la sua compagna, ma anche i rimanenti figli (che nel 2° film sono più che altro un tentativo ostentato di continuare la storia aggiungendo carne fresca) qui hanno ognuno una loro sfera, una personalità chiara ed anche loro devono affrontare questa grande tragedia che ha colpito la loro famiglia. In questo 3° capitolo la chimica che c'è tra loro è forte e solida, si riesce a percepire davvero il senso della famiglia e il reciproco affetto, e non si riduce solo ad uno slogan ("I Sully restano uniti").
La scena madre, in cui questa situazione di disagio culmina, è certamente quella in cui Jake e Neytiri discutono, litigano. Qui entrambi i personaggi spiccano. Neytiri, distrutta dalla morte del figlio, non riesce a reprimere la rabbia, e rancori sommersi riemergono, come l'odio che in fondo prova per la parte umana di Jake, per i suoi stessi figli e per Spider, che una parte di lei vorrebbe addirittura uccidere.
Jake di contro non sfigura: la sofferenza ed il dolore per la consapevolezza di essere responsabile per la morte del figlio lo portano ad irrigidirsi, chiudersi alla sua famiglia.
In una scena umanamente profonda e toccante, lo vediamo quasi addossare la colpa all'altro figlio, per non soccombere sotto il peso della responsabilità.
Altro figlio che, subito dopo, quasi si toglie la vita, anch'egli schiacciato dal rimorso.
Insomma, in questa prima parte il film riesce ad essere inaspettatamente maturo, e dare il giusto peso alle relazioni interpersonali e agli eventi lasciati in sospeso.
Dopodiché, senza che la spinta drammatica di questa parte si estingua, e come è giusto che sia, si avvia anche l'azione.
Anche per quanto riguarda l'azione, perlomeno nelle parti iniziali e centrali del film (ci arriveremo), sono costretto a esprimermi positivamente.
Intanto apprezzo il fatto che non ci sia la tendenza, l'ossessione a giganteschi scontri "morali" tra bene e male fin dall'inizio. Per capirci: nel primo film le fazioni erano monolitiche, c'erano i buoni (i Na'Vi) e i cattivi (l'RDA) che si affrontavano in uno scontro totale e manicheo. Nel secondo, la situazione già è cambiata: ci sono più clan che interagiscono tra loro, ma comunque c'è la tendenza a "elevare" gli scontri, i cattivi sono sempre cattivi e attaccano sempre i buoni che si difendono e contrattaccano i cattivi. Nel terzo invece, ci sono molti aspetti che rendono il mondo più variegato, più completo. Il commercio, i banditi, tutte cose che mi fanno pensare ad una vera e propria realtà (oserei dire quasi uno scacchiere) piuttosto che ad una favoletta da bianco e nero.
Comunque, per venire agli aspetti più pratici.
Quando i Sully decidono di mettersi in viaggio la trama si mette in moto.
E funziona molto bene.
La cosa che più colpisce degli eventi e degli avvenimenti, è che non sono assolutamente scontati. Se nel primo film (che pure è un buon prodotto), lo spettatore capisce piuttosto velocemente dove si sta andando a parare, il terzo riesce a sorprenderlo ed interessarlo.
I conflitti e gli scontri sono più studiati, più convincenti. La diplomazia e la politica svolgono un loro ruolo negli avvenimenti, e ciò li rende più ricchi, non semplicemente una lotta senza esclusione di colpi appena un buono vede un cattivo.
Penso ad esempio alla scena in cui Quaritch e Varang si presentano al villaggio minacciando di distruggerlo se Jake non si fosse consegnato e quest'ultimo accetta di farsi catturare, o ancora dopo quando, imprigionato, viene condannato a morte, tra i vanti della propaganda e il furore della folla.
E non solo.
Alcune sequenze riescono ad essere addirittura tragiche, drammatiche.
Mi riferisco in particolare a quando, spaventato dalle conseguenze di una nuova cattura di Spider, nonostante tutto ciò che abbia fatto per lui, Jake decide di uccidere il suo stesso figlio, in un momento, a costo di esagerare, di evocazione quasi biblica e mitologica. Genuinamente, quella scena mi ha fatto battere il cuore.
Purtroppo, quella stessa scena è stata un po' uno spartiacque all'interno della storia poiché, e questo lo dico col più profondo dispiacere, da quel momento in poi la qualità è diminuita drasticamente.
Ma di questo ne parleremo meglio verso la fine.
Piuttosto, ora voglio spendere due parole su alcuni personaggi che, volenti o nolenti, spiccano rispetto ad altri.
Su Jake a Neytiri già mi sono espresso, e qui non posso fare altro che confermare il giudizio già più che positivo che ne ho dato.
Iniziamo col volto reso noto dalle locandine del film: la nuova cattiva Varang. In verità ne parlo più per dovere che per merito effettivo, dato che sì, fa il suo lavoro, ma senza eccellere particolarmente. Detto questo non vorrei dare l’idea di starne parlando male: sono riusciti a farle avere una buona caratterizzazione stilistica e caratteriale (oltre a una storia che, pur essendo il minimo sindacale, funziona). Solo, non riesce ad emergere quanto altri.
Chi invece davvero merita una menzione d’onore, è il colonnello Quaritch. Ecco lui è senza dubbio uno degli elementi più riusciti del film, sotto molti aspetti. Innanzitutto, bisogna sottolineare l’evidente transizione di stile e personalità a cui è stato sottoposto. Nel 1° film, ma in parte anche nel 2°, aveva un carattere molto più imperioso e intransigente, più rigido. In questo 3° capitolo, invece, si è fatta strada una personalità meno estrema, più umana e sfaccettata, che a tratti tende addirittura all’ironia (ironia che, tra l’altro, non stona affatto ma anzi va a incastrarsi perfettamente coi toni drammatici o gloriosi del film).
Anche i rapporti che ha con gli altri personaggi sono sfumati e convincenti.
La continua ricerca di un legame con Spider, oltre che la responsabilità che sente nei suoi confronti, è un elemento importante e molto riuscito. Certo, è un aspetto che affonda le proprie radici nel secondo film, e che quindi ha avuto più tempo per crescere e svilupparsi, ma qui si è consolidato definitivamente.
Anche il rapporto con Jake è convincente, nonostante in questo capitolo la sua natura sia anch’essa mutata.
Rimanendo in linea col nuovo volto che si è voluto dare a Quaritch, lo scontro, il conflitto che c’è tra loro è preso, almeno dal colonnello, con molta leggerezza. Non è una disperata lotta all’ultimo sangue, non una spirale vendicativa di morte, anzi. Sembra più una partita amichevole giocata tra i due, una sfida di abilità e astuzia combattuta uno contro uno. (Con un parallelo forse improprio, mi ha molto ricordato il rapporto che c’è tra Lupin e il suo eterno arcinemico Zenigata). Anche qui, nonostante il rischio di banalizzare e rendere ridicolo, la soluzione è invece molto indovinata, più leggera ma non necessariamente meno interessante o avvincente.
Insomma, un plauso a Quaritch e alla sua capacità di rimanere, per tutta la durata del film, un elemento ricco e di qualità.
Infine Kiri. Kiri ha un ruolo centrale all’interno degli eventi, e di per sé non ci sarebbe nulla di male. Il problema è il come interagisce e influisce sugli eventi, ovvero senza un eccesso di zelo creativo da parte degli sceneggiatori. Anche qui, nessuna obiezione sulla parte stilistica, sul carattere e sulla storia pregressa del personaggio, anzi, è stato fatto un ottimo lavoro, che lo rende un personaggio convincente ed affascinante.
Il problema vero è che è un Deus ex machina ambulante.
In più di un'occasione ed in maniera eclatante (oltre che piuttosto ripetitiva), quando le circostanze si complicano e apparentemente non c’è via di scampo per i nostri protagonisti, arriva Kiri e risolve la situazione. Ora, la cosa si cerca anche di giustificarla all’interno del film, spiegandone le vere origini e facendo intendere un particolare legame che ha con Eywa, il quale motiverebbe tutti i suoi apparenti miracoli (o forzature di trama, dipende da come la si guarda).
Tuttavia questo è un lavoro che doveva essere fatto a priori. Doveva essere la base, le fondamenta su cui costruire, poi, uno sviluppo, non una pezza per tappare le falle della sceneggiatura.
Di fatti, nonostante la qualità mediamente alta di cui finora ho parlato, il film non è esente da critiche.
Ci sono vari aspetti, più o meno gravi, che sommati compromettono non poco il giudizio definitivo sull’opera.
Come detto, ci sono cose che sì, magari infastidiscono, ma sono poco più che dettagli, sui quali si può tranquillamente sorvolare. Tra questi, però, uno voglio portarlo alla luce, più che altro per la sua involontaria comicità: quando Kiri finalmente riesce ad interfacciarsi con Eywa, per chiederle aiuto, Eywa è rappresentata da un grosso faccione viola. Ripeto, è un dettaglio insignificante, ma abbastanza ridicolo. Ancor di più se si pensa che la si poteva risolvere in molti modi, raffigurandola con qualcosa di più simbolico (un albero, magari un animale), o al contrario qualcosa di criptico (una misteriosa sfera, come ad esempio ha fatto Arcane, in una situazione analoga, per rappresentare l’Hextech), ma non una faccia, è grottesco.
Ma comunque, ora veniamo ai problemi più seri che innegabilmente il film si porta dietro.
Intanto, lo tratto velocemente perché già l'ho accennato, le varie magie che Kiri riesce a fare con la sceneggiatura. Una in particolare, ovvero quando Spider, finita la riserva di ossigeno, sta soffocando ed è chiaramente spacciato, nessuno potrebbe salvarlo da quella situazione.
A parte ovviamente la sorella piena di risorse, che lo fa sdraiare a terra, gli toglie la maschera e chiede alle radici se per favore possono entrargli nella bocca fin dentro il petto dove in pratica creano da zero dei polmoni nuovi che gli permettono di respirare liberamente sul Pandora.
Come prego?
Va detto che se si riesce a sorvolare su questa scena in sé, tutto sommato poi il film riesce a giocare anche abbastanza bene su questo elemento, costruendoci sopra un intero pezzo di trama e qualche bel momento, ma la scena tutto subito è difficile da digerire.
C’è poi anche un’altra occasione in cui la figlioletta di Eywa piega le leggi della fisica e della ragione umana ma, va detto, in questo caso non è tanto la scena in sé che sbaglia, ma è tutto il contesto in cui essa è inserita ovvero, la parte finale.
Il grosso problema del film è il finale.
E questo per un semplice motivo. Negli studi di produzione (ma a questo punto potrebbe anche essere stato lo stesso Cameron, non saprei) si sono improvvisamente resi conto che finora il film è stato una pellicola di qualità, attenta ai personaggi, con un grande studio della scrittura e delle situazioni. Insomma un buon prodotto quasi a 360 °.
Ma questo, non va bene! Noi abbiamo pagato per un blockbuster in cui esplode tutto ma alla fine non muore seriamente nessuno così da poterci fare sopra altri 700 seguiti, con aggiunta di 6 spin-off, 9 prequel, 3 serie TV, e un cartone animato per bambini, non per un bel film.
A parte che questa logica gli dà ragione: nei primi 18 giorni il film ha guadagnato 1 Miliardo. Il primo e il secondo capitolo sono entrambi nella top 5 maggiori incassi di tutti i tempi.
E quindi noi poveri appassionati di cinema dobbiamo stare zitti, perché evidentemente hanno ragione, i numeri sono dalla loro parte.
E quindi niente, nel finale si perdono tutte le finezze e le sottigliezze per le quali fino a quel momento c’era invece stata grande attenzione. Si perde completamente la profondità dei personaggi, lo studio delle situazioni. Tutti gli aspetti positivi di cui prima ho parlato spariscono in fumo. Tutto viene buttato in cagnara, tutto esplode, e via che i milioni in qualche modo dobbiamo farli andare.
Di nuovo Toruk Macchicavolo se lo ricorda tutto il nome riunisce le tribù con discorsi epici ed eroici.
Di nuovo tira fuori dall’armadio lo pterodattilo quello più grosso degli altri.
Di nuovo si scannano coi cattivoni.
E’ esattamente questo che dicevo nel 5° paragrafo, in cui mi complimentavo per l’astinenza da scontri manichei e monolitici. Scontri come questo;(
Se poi vogliamo valutare la battaglia da un punto di vista scenografico e di messa in scena, non è neppure realizzata chissà quanto bene. E’ caotica, disordinata, confusa. Non si capisce quasi cosa succede, sembra che stia vincendo uno ma poi in realtà sta vincendo l’altro, anche se quelli un attimo prima erano 10 volte di più.
E alla fine, quando l’attenzione di uno spettatore il cui livello medio supera Transformers è già andata a farsi benedire da parecchio, arriva il colpaccio di scena. Per vincere la battaglia, la quale stava per essere persa (tra l’altro ci tengo a far notare: stava per essere persa da una forza grossa più del doppio, armata meglio e che ha appena fatto il mazzo al forse più tecnologico e avanzato esercito dell’universo, ma che invece viene messa in difficoltà da un centinaio di sfigati su gabbiani giganti), supereroina (quella di cui si sono fatti gli scrittori per pensare che fosse una buona idea) Kiri salva all’ultimo la situazione, collegandosi con Eywa e convincendola a combattere dalla loro parte sotto forma di forza della natura.
LA STESSA SOLUZIONE SPUTATA DEL PRIMO FILM.
Tutto per quell’effetto patetico da “Arrivano i rinforzi!” che già un bambino di 7 anni quando lo vede sa che in genere è l’ultimo rifugio di uno sceneggiatore che ha finito le idee (vedasi Star Wars IX).
Ma che poi mi chiedo, c’è bisogno ogni volta di collegarsi e convincerla all’ultimo? Cioè intendiamoci, Eywa ha tutti gli interessi che vincano i Na’Vi. E allora perché fa tanto la difficile? Cosa vuole la prossima volta, un cesto regalo e una letterina firmata da tutta la popolazione di Pandora?
Io capisco che oggi la tentazione di cominciare un universo cinematografico sia irrefrenabile per qualunque regista, e non mi scaglio a priori contro questa tecnica di mercato, finché però non va a inficiare sulla qualità di un film che poteva essere davvero un gran bel film.
Ora io non è che voglia avere l’arroganza di ergermi allo stesso livello dei grandi sceneggiatori di Hollywood (anche se a volta sembrano più che altro scrivere con parti del corpo che qui non citerò), ma un finale alternativo non era poi troppo difficile da immaginare.
Ad esempio:
In una scena umanamente devastante e moralmente dubbia Jake uccide definitivamente Spider, scavando un’ulteriore crepa nella sua già frantumata anima.
Quaritch in qualche modo lo viene a sapere, vede la scena, e il mondo gli crolla addosso. Comincia in lui a covare la rabbia, l’odio (non solo per Jake, ma per l’intera razza Na’Vi) e il desiderio di vendetta si impadronisce di lui.
Il rapporto, se non altro, di rispetto guerriero che aveva con Jake si incrina irrimediabilmente, e vediamo evaporare la personalità più umana che era riuscita ad emergere, divorata dal rancore.
Nella parte finale del film, Quaritch si presenta al villaggio col chiaro obiettivo di vendicare suo figlio, in un interessante rovesciamento dei ruoli. Quando Jake arriva sul posto, i due si affrontano.
Una lotta, qui davvero, senza esclusione di colpi. Uno scontro grigio e umanamente sfumato in cui nessuno dei due è veramente senza macchia.
Nemmeno lo spettatore sa per chi tenere, e fino all’ultimo non è nemmeno sicuro di chi vincerà…
Poi, volete proprio fare i produttori che contano anche i centesimi che danno in mancia e dormono su palate di monete d’oro, guadagnate sul sudore dei loro dipendenti fatti lavorare anche a Natale?
E fate che Quaritch non muore, che magari Varang si sacrifica per lui (che come cosa non era nemmeno così aliena, infondo tra i due vi era quasi una relazione romantica), così da caricare ulteriormente la carica drammatica e vendicativa.
E così tutto il prossimo film lo si costruiva su una spirale di vendetta. Avete un'idea di quanta gente sarebbe venuto a vederlo a vederlo? E a quanti sarebbe piaciuto?
(Ah, e specifico che ho detto gente, non automi decerebrati che con un occhio guardano il film e con l’altro i reel)
Pensate poi che idea, costruire tutto il prossimo film con Quaritch come protagonista, e non coi soliti sospetti.
Ah no scusa, già, troppa creatività per i vostri gusti, avete ragione. SOLDI, SOLDI, SOLDI, SOLDI, SOLDI
Dunque, per tirare le somme:
Il primo capitolo è un buon prodotto. E' il più squisitamente blockbusteroso di tutta la saga, pretenzioso, massimalista, e ha una storia che fin dall'inizio è, se non altro, prevedibile. Ma tutto sommato riesce a cavarsela con una vicenda dai toni epici che nonostante tutto intrattiene.
Il secondo già meno bene. Vuole a tutti i costi imitare il primo, senza però riuscirci non avendo ne la stessa carica mitica, ne presupposti solidi su cui costruire una storia. E' forzato negli scontri, e per aggiungere dettagli di colore hanno tirato fuori dal cilindro personaggi a cui lo spettatore non riesce ad interessarsi, anche grazie a rapporti interpersonali e dialoghi non eccelsi. Diventa quindi noioso e forzato.
Come punto di forza ha, per lo meno, che inizia a porre le basi di narrazione per il terzo capitolo, cominciando a imbastire rapporti e situazioni, anche se genuinamente non so quanto sia considerabile un effettivo merito del secondo, piuttosto che una buona gestione da parte del successore.
Del terzo capitolo ne abbiamo parlato finora, e se non riuscite a leggere nemmeno un articolo, e ricercate la breve opinione riassuntiva che solitamente viene posta alla fine, pensando ingenuamente che possa bastare, beh, allora avete un problema.
Baci.
Martino Garnero
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