Il mio cammino di Santiago
È iniziato tutto dal film di Checco Zalone "Buen Camino", e subito dopo io e mia mamma abbiamo iniziato un po' a scherzarci su, guardando per curiosità qualche prezzo; ma quando il volo per Biarritz ha iniziato a scendere di prezzo, una volta arrivato alla cifra di 24 euro per due persone, ci siamo convinte a prenderlo e partire.
Beh sicuramente non siamo due sportive, quindi abbiamo pensato di fare solo la prima tappa principale: da Saint Jean Pie de Port a Pamplona.
Siamo partite il lunedì dopo la fine della scuola, e come di rito ho preso un ginseng, che è immancabile all'inizio di ogni mio viaggio dall'aeroporto di Malpensa.
Arrivati a Biarritz, contro ogni aspettativa, abbiamo trovato immediatamente e con facilità il bus per la stazione, col treno che ci avrebbe portato al primo gradino della nostra avventura. La città, anche se l'ho vista di sfuggita dal finestrino, mi è sembrata stupenda , tanto che stavamo già controllando dei voli per portare lì anche mio papà.
Dopo quattro ore di treno con un paesaggio a dir poco ripetitivo, tra piante a foglie larghe e brevi fiumiciattoli, siamo arrivate a Saint Jean.
Il primo passaggio era registrarsi e prendere il primo timbro e la conchiglia, raccontare la sensazione è difficile, è come se nell'aria si percepisse che quella non sarebbe stata una qualsiasi vacanza: lo si poteva capire dai sorrisi e dalla leggerezza di tutti, nell'armonia che si instaurava tra persone di 9 e di 90 anni. Diciamo che ho avuto un minuscolo trailer di tutto quello che da lì a poco sarebbe stato.
Appena entrate nel nostro ostello e dopo esserci pentite di non aver portato vestiti più pesanti, ci siamo imposte di andare a dormire perché la sveglia sarebbe stata solamente alle 5 di mattina. Chi non vorrebbe svegliarsi alle 5 in vacanza, dai?
E dopo una ricca colazione preparata dalla signora che gestiva l'ostello a base di brioches e pane e marmellata siamo partite immediatamente con una salita di cui non si vedeva la fine, ma, armate di forza di volontà e dalla necessità di digerire tutte le bontà mangiate, abbiamo imboccato la strada .
Finita la salita e una volta iniziato il sentiero sterrato per la millesima volta, ci siamo guardate indietro nella speranza di vedere forme di vita, perché, esaurite come siamo, avevamo paura di aver sbagliato strada, ma alla fine qualcuno abbiamo visto e sì, un po' ci ha rincuorate .
Lungo la strada abbiamo incontrato tantissime persone, ma abbiamo fatto amicizia con una in particolare : una signora estremamente sarda che con il suo modo ha fatto ricordare a mia mamma le sue estati in Sardegna.
Verso le 9 eravamo ormai quasi in cima, quando a un certo punto punto invece di schiarirsi una nuvola freddissima è come se fosse caduta sul sentiero e oltre a non far vedere più nulla aveva abbassato la temperatura e aumentato l'umidità, la combo proprio ideale .
Quando abbiamo capito di essere arrivate al rifugio, impresa non facile data la visibilità, abbiamo dovuto fare una coda chilometrica per entrare nella struttura. I sintomi dell'ipotermia li conoscevo solo per sentito dire, ma dopo che li sono andata a cercare per curiosità personale, li ho riconosciuti tutti: pelle cadaverica, labbra viola e dopo un po' di tempo una strana sensazione di caldo, ma ammetto che potrebbe essere anche colpa mia con i pantaloni corti e una felpa di Temu .
Una volta entrata nella piccola cuccetta ed essermi messa tutte le cose più pesanti che avevo nello zaino siamo corse a prenderci una zuppa calda che fortunatamente mi ha fatto ritornare di un colore normale. Inizialmente non sapevamo cosa fare, contando che eravamo in cima a una montagna perfettamente ricoperta da una nuvola. Ma, da lì a poco, abbiamo incontrato una coppia prossima al matrimonio di Bergamo: appena le ho viste ho pensato fossero sorelle , ma una volta rivolta loro la domanda, ci hanno mostrato il loro anello. Come con tutte le altre persone incontrate ci siamo fermate a chiacchierare trovandoci molto bene insieme .
Dopo un bel po' di chicchere dalla finestra del rifugio si è intravisto un raggio di sole e, come per magia, la temperatura si è alzata di almeno 20 gradi. Uscite dall'edificio siamo corse ad affacciarci alla terrazza da cui si apriva una delle più belle vallate mai viste: sotto i nostri piedi c'era un grande dirupo e poi un susseguirsi di montagne verdi, con un prato che sembrava velluto .
Mentre mia mamma lavava un po' di vestiti, io intanto mi sono goduta il sole; mi sono persa ad ascoltare un canadese che spiegava a un francese e a una spagnola un gioco di carte tipico nordico, dalla curiosità mi sono anche alzata per provare a capirci qualcosa, ma sicuramente non avrei potuto giocarci nemmeno se me lo avessero spiegato in italiano. Di conseguenza dopo che io, mia mamma e le due giovani donne eravamo ferme sulla terrazza senza quasi più discorsi da fare, sono andata a chiedere le carte da gioco: abbiamo fatto un vero e proprio torneo di Scala Quaranta e Macchiavelli, ho perso ad una sola mano , posso dire che l'allenamento fatto nel duemilaventi ha dato i suoi frutti.
Arrivata l'ora di cena ci hanno presentato il menù del pellegrino che non credevo sarebbe stato lo stesso per i giorni successivi .Ci siamo gustate una zuppa di fagioli e poi del pollo ai peperoni, prima del dolce poi c'è stato uno dei momenti che più di tutti mi è rimasto impresso: ognuno raccontava la sua storia .C'era chi aveva intrapreso il cammino quasi come vacanza e chi invece cercava di affrontare qualche grande difficoltà, chi lo faceva in onore di qualcuno o chi per se stesso. Ma per qualsiasi ragione quelle persone fossero lì, era come se fossimo stati tutti legati da qualcosa e credo che solo chi sperimenta questa sensazione possa davvero capirla.
Alle 10 di sera tutte le luci si sono spente e tutti sono andati a dormire e noi da brave italiane abbiamo seguito quello che facevano gli altri.
Alle cinque è suonata la sveglia e dopo una veloce rinfrescata sono corsa fuori per vedere l'alba: senza dubbi è stata la cosa più meravigliosa che io abbia mai visto, non so se si può descrivere perché sicuramente qualsiasi non ne restituirebbe la bellezza, un vero e proprio tappeto di nuvole viola e rosa a valle che illuminava le dolci curve delle montagne, sono sicura che nemmeno il fotografo o il pittore migliore del mondo potrebbe rappresentare quell'immagine.
Ma, come il giorno precedente, con una ricca colazione si era pronti a proseguire il cammino. Dall'inizio alla fine, lungo tutte le quattro ore di cammino non ho smesso di guardarmi intorno affascinata, stupidamente mi sono sentita come se da bambina mi avessero fatto vedere il castello di uno dei film di Barbie.
Lungo il primo tratto a un certo punto si è alzata una punta di vento: non riuscivamo più a camminare e la tentazione di fermarsi era alta, ma fortunatamente fatta la lunga discesa il vento era come scomparso .
Nel primo pomeriggio siamo arrivate al rifugio successivo: era enorme, potevano starci oltre 2000 persone.
Di questo posto non ho molto da dire, l'ho trovato troppo grande e dispersivo, anche se effettivamente dopo circa 25 km a piedi potersi riposare un po' non è stato male.
La mattina dopo abbiamo seguito quella che era diventata un'abitudine, quindi zaino in spalla e si va in marcia verso Zubiri .
Qui posso dire di essermi davvero stancata: tanto sole e terra che emanava calore da sotto i piedi, ogni tanto si alternava un po' di bosco, a metà percorso abbiamo dovuto scegliere tra la strada più corta e ripida o quella più lunga ma dolce e panoramica e, dopo un bel po' di dubbi, abbiamo scelto la versione più morbida. Probabilmente la decisione migliore che io abbia mai preso: siamo dovute persino passare nel bel mezzo di una mandria di mucche e di tori e, per quanto possa sembrare banale, è stata comunque una esperienza da ricordare .
Arrivate a Zubiri l'impressione che mi ha dato quello che sarebbe dovuto essere uno dei ponti più importanti del nord della Spagna sicuramente non è stata delle migliori: era molto piccolo e senza decorazioni ma anche qui, dopo tutta la strada fatta, l'unica cosa importante era essere arrivate . La signora che gestiva l'ostello dove avevamo prenotato, vedendoci in quelle condizioni, ci ha subito offerto dell'anguria fresca, io non mi ero ancora guardata allo specchio ma quasi certamente si sarebbe rotto all'istante.
Nel mentre che aspettavo l'ora di cenare sono scesa nel giardino per far asciugare i capelli e, non so bene per quale caso, mi sono ritrovata a chiacchierare con un omone irlandese prima dei suoi problemi al ginocchio e dopo del fatto che lui adorasse gli Abba e quindi mi ha fatto collegare alla sua cassa per mettere le loro canzoni più famose ad alto volume. La faccia di mia madre, quando è venuta a stendere e a chiamarmi, è stata da fotografia, sicuramente non si sarebbe mai aspettata nulla di ciò.
Ultimo giorno di cammino verso Pamplona la città di Hemingway .Tra tutti questo è stato il tratto più difficile e più lungo, purtroppo non abbiamo potuto parlare con nessuno visto che la metà parlavano solo in cinese. Faceva molto caldo e visto che abbiamo attraversato molti paesini si percepiva ancora di più. Siamo arrivate persino un'ora dopo l'orario previsto, ma origliando le conversazioni delle persone lungo le vie di Pamplona, non eravamo le uniche, anzi quasi nessuno era arrivato in tempo. Prima dell'arrivo nella città abbiamo rincontrato due signori veneti che erano arrivati molto prima di noi, anche se andando avanti con la conversazione è venuto fuori che avevano preso un bus, non sapevo se il fastidio che provavo era perché ero morta e se ne avessi avuto la possibilità lo avrei preso anche io o perché non la reputavo una cosa giusta, ma anche qui l'abbiamo presa un po' sul ridere
Per questa ultima notte mia mamma ha voluto prendere un hotel piuttosto che un ostello, visto che il giorno dopo sempre alla mattina saremmo partite per Madrid. La stanza era bellissima e, dopo esserci cambiate e vestite bene, più o meno visto che i nostri piedi hanno rifiutato le scarpe e hanno ammesso solo le ciabatte, siamo andate a fare un giro per la città , inutile dire che era stupenda, piena di cose tipiche come le tapas, e al contrario di come si pensa non sono solo semplici bruschette . Abbiamo cenato in un ristorante, è vero un po' più elegante di altri , ma dopo tutta la strada fatta ce lo eravamo proprio meritate .
Sono andata a dormire con il sorriso e forse con anche qualche lacrima. Non so se scrivendo sono riuscita a far percepire la bellezza di questa esperienza, che non mi ha fatto solo vedere paesaggi da togliere il respiro o fare incontri casuali che a pensarci bene sono tutti abbastanza ironici , mi ha fatto legare ancora di più a mia mamma, mi ha fatto capire quanto sia bello starle vicino e quanto sono orgogliosa di me stessa nel sapere che un pochino le assomiglio. Probabilmente continueremo il cammino insieme e non vedo l'ora perché la fatica è minima confrontata alla gioia che può regalare il Cammino di Santiago.
Lucia Lasagna



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