Le leggi fascistissime: nascita e stabilizzazione del totalitarismo in Italia



Avete mai provato a immaginare un mondo in cui ogni singola parola che dite, ogni messaggio che scrivete e ogni persona che frequentate debba essere "approvata" da chi sta al potere?
Non Γ¨ la trama di una serie inquietante su Netflix, ma la realtΓ  in cui si sono svegliati i ragazzi della nostra etΓ  esattamente cent'anni fa. Per noi che oggi viviamo connessi e abituati a esprimere opinioni su tutto, l'idea di uno Stato che invade ogni spazio della nostra vita privata sembra quasi impossibile. Eppure, il concetto di totalitarismo Γ¨ nato proprio cosΓ¬: con l'ambizione di trasformare ogni cittadino in un semplice ingranaggio di una macchina che non puΓ² mai fermarsi. 

In Italia, questo cambiamento drastico non Γ¨ avvenuto dall'oggi al domani, ma attraverso un piano preciso che ha trasformato una democrazia in crisi nella dittatura assoluta passata alla storia come fascismo. Tra il 1925 e il 1926, Benito Mussolini approvΓ² le cosiddette 'leggi fascistissime'. In questi mesi, il volto del paese cambiΓ² per sempre: i partiti politici vennero sciolti, la stampa libera fu censurata e i sindaci eletti dai cittadini furono sostituiti dai PodestΓ , scelti direttamente dal governo. Anche la giustizia perse la sua indipendenza e nacque l'OVRA, una polizia segreta incaricata di mettere a tacere chiunque osasse esprimere un'idea contraria. Si chiama "totalitarismo" perchΓ© l'obiettivo era il controllo totale: dalla scuola al tempo libero, dai libri di testo ai giornali. Lo Stato non voleva piΓΉ solo il voto degli italiani, voleva la loro mente e il loro spirito, annullando l'individuo a favore di un'unica ideologia. 


Per noi che studiamo in un Istituto Nautico Γ¨ interessante notare come il regime usasse spesso metafore legate al mare per la propria propaganda. Il mito del "Mare Nostrum" serviva a montare la testa della nazione, convincendo tutti che il controllo del Mediterraneo ci aveva reso di nuovo un impero glorioso. Ma la realtΓ  storica ci dice che mentre si sognava la grandezza sui mari, sulla terra ferma si affondava nel divieto di pensare liberamente. Oggi diamo per scontata la libertΓ  di criticare una scelta politica o di votare per chi ci pare, ma la storia insegna che la democrazia non Γ¨ sempre assicurata. Se domani vi venisse chiesto di rinunciare a un pezzetto della vostra libertΓ  in cambio di "ordine" o "sicurezza", sareste disposti a farlo? Oggi tendiamo a rispondere di no, eppure quando i moderni decreti sicurezza stringono il controllo sulle manifestazioni o sulle scelte di chi naviga nel Mediterraneo, ci accorgiamo che il confine tra protezione e controllo Γ¨ ancora molto sottile. È per questo che studiare cosa accadde un secolo fa non serve a riempire pagine di un quaderno di appunti, ma a capire che la libertΓ  di navigare dove vogliamo, nelle idee come nella vita Γ¨ l'unico tesoro che non possiamo permetterci di perdere. 


Camilla Carcangiu e Delia Billardello

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