A mio papΓ
Ci sono eroi che non hanno bisogno di palcoscenici, luci o grandi discorsi. Esistono persone che preferiscono stare un passo indietro e osservare, lasciando che siano i fatti a parlare. Mio papΓ Γ¨ esattamente cosΓ¬: una presenza solida, riservata e straordinaria. Il nostro rapporto non ha bisogno di troppi aggettivi, Γ¨ fatto di sguardi d'intesa, di quei silenzi che non pesano, ma che dicono tutto. In un mondo che urla, la sua riservatezza Γ¨ stata la mia lezione piΓΉ grande: mi ha insegnato il valore dell'umiltΓ e il rispetto per le persone .Se oggi il calcio Γ¨ la mia passione, se porto quel paio di scarpe bullonate con fierezza, il merito Γ¨ tutto suo. Non Γ¨ stato forzato, ma una cosa naturale . Γ stato lui a mettermi il primo pallone tra i piedi, a insegnarmi che il calcio non Γ¨ solo un gioco, ma una metafora della vita: si cade, ci si rialza e si corre insieme verso un obiettivo. Mentre corro sul prato verde, so sempre dove trovarlo. Non Γ¨ quello che urla dagli spalti, Γ¨ quello che mi aspetta alla fine della partita, pronto a chiedermi se mi sono divertito, prima ancora del risultato.Γ grazie a lui se ho imparato a non mollare mai. La sua dedizione Γ¨ stata il motore che mi ha spinto a dare il massimo, non per dovere, ma per onorare quella fiducia che ha sempre riposto in me fin da subito. L’uomo che mi ha regalato lo sport piΓΉ bello del mondo e che, con la sua discrezione, mi ha mostrato come si diventa grandi davvero. Grazie per essere il mio porto sicuro e il mio tifoso numero uno.

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