Al timone verso il futuro: colloquio con l’Ammiraglio Sergio Liardo



Dopo più di tre anni dalla prima intervista quando era Direttore Marittimo della Liguria, ho avuto l'onore e il piacere di poter intervistare l'Ammiraglio Ispettore Capo Sergio Liardo. Negli uffici della Direzione Marittima di Genova, l'Ammiraglio - attualmente Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto - Guardia Costiera - ha tracciato un bilancio delle sfide che attendono la Guardia Costiera e il mondo dello shipping nei prossimi anni.
L’incontro è nato da una prospettiva particolare: quella di uno studente del Nautico che guarda al mare non solo come una distesa azzurra, ma come una scelta di vita e una professione. Al centro del colloquio la necessità di scoprire cosa sia davvero la Guardia Costiera oggi, al di là delle immagini televisive, e come si stia preparando ad affrontare le grandi trasformazioni legate alla sostenibilità e alla tutela dell’ambiente marino.
Attraverso le parole dell'Ammiraglio, abbiamo esplorato l'eredità da lasciare alle nuove generazioni e le qualità che un giovane dovrebbe coltivare per servire il paese in mare. Un dialogo che non guarda solo al presente, ma che lancia un ponte verso la Guardia Costiera di domani, interrogandosi su cosa il Corpo si aspetti dai giovani della nostra generazione e, soprattutto, su cosa possa offrire loro in un mondo in costante mutamento.

D: Ammiraglio, da studente del Nautico le chiedo: che cos'è oggi davvero la Guardia Costiera, oltre a quello che vediamo in televisione o sui media in generale? 

R: La Guardia Costiera continua ad essere un punto di riferimento per la marittimità del paese, a volte il nostro essere estremamente presi dalle attività quotidiane soprattutto quelle operative ma non solo; basti pensare che noi annualmente svolgiamo circa un milione e mezzo di pratiche amministrative, queste pratiche vanno proprio nella direzione di vicinanza al cluster marittimo in particolare nei riguardi di chi decide poi di intraprendere una carriera nel mondo della marittimità quindi noi continuiamo ad essere un punto di riferimento sicuramente trasversale, e quindi dobbiamo continuare ad esserlo, vogliamo giovare di questo ruolo e cercheremo di essere di più in maniera più chiara e rappresentativa nei confronti per l'appunto del cluster marittimo. 

D: Ammiraglio, quale Guardia Costiera immagina tra dieci o vent'anni, alle luce delle nuove tecnologie e dei cambiamenti del settore marittimo, e quale eredità vorrebbe lasciare ai giovani che ne saranno protagonisti? 

R: Noi stiamo lavorando, perché il lavoro non è solo del Comandante Generale, ma è anche dello Staff che lavora con me e che mi supporta con grande passione. Attualmente stiamo lavorando su un documento di strategia decennale; è la prima volta che proviamo a fare qualcosa del genere, ossia quella di avere una visione di medio/lungo termine per la Guardia Costiera, non è mai successo prima d'ora, e lo stiamo facendo perché i cambiamenti repentini, impongono l'analisi di uno scenario che possa essere in qualche maniera quello che spinge alle innovazione del Corpo. Ovviamente stiamo lavorando su una serie di attività che sono: digitalizzazione e semplificazione, sostenibilità anche dei mezzi nei riguardi dell'ambiente. Però ripeto l'aspetto fondamentale è quello di identificare quali siano i pilastri del piano decennale del nostro Corpo.

D: Perché oggi un giovane dovrebbe credere nel mare e scegliere di costruire il proprio futuro lì? 

R: Per trascinare questo paese verso quello che è sempre stato l'aspetto più importante. Noi non abbiamo alcuna difficoltà a ritenerci uno Stato marittimo, siamo troppo legati al nostro territorio, quindi voi ragazzi che avete scelto il Nautico, avete già fatto una scelta importano dato che avete rappresentato la volontà di andare per mare, e di vivere sul mare e per il mare; purtroppo basti pensare che l'ottanta per cento delle nostre frontiere sono marittime, ed il restante venti per cento è un venti per cento che non ha confini con paesi che sono "ostili" nei nostri confronti, anzi sono all'interno dell'Area Schengen, quindi possiamo dire che il cento per cento delle nostre frontiere sono marittime. Abbiamo un Search and Rescue Region che è grande circa una volta e mezzo il territorio nazionale, dove noi esercitiamo una serie di attività non solo di SAR ma anche di monitoraggio del traffico mercantile; esercitiamo delle funzioni anche nei riguardi dell'habitat marittimo, quindi serve sempre di più avere passione e voglia di andare per mare, la vostra infatti è una scelta coraggiosa e di immenso sacrificio, però è quella che serve proprio allo sviluppo del Paese. Basti pensare, che nei prossimi anni noi avremo una gravissima carenza di uomini e donne che andranno per mare, perché la richiesta supererà abbondantemente quella che è la disponibilità dei giovani. 

D: Il mare sta cambiando, così come i traffici, l'ambiente e la sicurezza marittima. Quale ruolo avrà la Guardia Costiera nelle nuove sfide legate alla tutela del mare e alle sostenibilità? 

R: Come accennavo prima, noi come Guardia Costiera stiamo cercando di fare delle scelte sostenibili anche per quanto riguarda i nostri mezzi, non è semplice, proviamo tutti i giorni a cercare di capire quali siano i requisiti operativi che in qualche modo possano consentire di svolgere ai nostri equipaggi le consuete attività di pattugliamento ma senza avere impatto alcuno sull'habitat marino; chiaramente le nuove tecnologie sono in fase di sviluppo, al momento stiamo guardando con grande attenzione ai carburanti alternativi per le nostre unità navali, questa è una delle ipotesi principali. Stiamo cercando anche di rinnovare la componente ad ala fissa, nell'ottica di maggiore presenza sulle aree di interesse nazionale.


D: Per chi sogna di servire il Paese in mare, quali qualità dovrebbe coltivare già adesso e qual è l'insegnamento più importante che la sua esperienza nel Corpo le ha lasciato e che vorrebbe trasmettere ai giovani? 

R: Noi, uomini e donne del Corpo delle Capitanerie di Porto, svolgiamo un lavoro entusiasmante, come dicevo poco fa; è senza ombra di dubbio un lavoro di grande sacrificio, tuttavia l'idea che qualcuno dica che quando fai un lavoro con passione ti diverti, è come se non lavorassi mai; purtroppo non è sempre così a volte torni a casa anche stanco, però è un lavoro che ti dà grandissime soddisfazioni e soprattutto ti riempe il cuore, non solo perché vai sul mare, il mare ti dà un senso di libertà; ma anche perché sai che il più delle volte svolgi un lavoro che è al servizio degli altri, e questa è una cosa che secondo me è impagabile del nostro lavoro come ufficiali, sottufficiali e marinai della Guardia Costiera.

D: Cosa si sente di dire ai giovani studenti degli Istituti Nautici che guardano al mare come possibile scelta di vita e di professione? 

R: Credo che voi dovreste sviluppare due caratteristiche. La prima è quella di avere la passione per il lavoro che fate; come ti dicevo prima infatti se fai un lavoro con passione ti diverti ed è come se non lavorassi mai, l'altro aspetto è quello di sapere di essere rilevanti per lo sviluppo del Paese. Basti pensare che durante il Covid non c'è mai stato un problema nella distribuzione perché le navi continuavano a trasportare le merci, infatti è stato l'unico servizio che ha continuato regolarmente. Questo è uno dei tantissimi esempi, il vostro lavoro sarà quindi un lavoro di fondamentale importanza.

D: Se potesse dare un consiglio al "lei giovane" che iniziava la carriera, quale sarebbe? Vale anche per noi studenti?

R: E' un po' difficile, perché io ho iniziato la carriera non con la vostra determinazione, io mi sono innamorato di questo lavoro dopo aver iniziato a conoscere il Corpo. Voi in questo momento avete delle grandi possibilità di avere informazioni che vi arrivano dai social, le informazioni viaggiano e volano in maniera completamente diversa rispetto a quando io feci la scelta di entrare in Guardia Costiera, un consiglio che mi sento di darvi è quello di parlare con chi è all'interno del Corpo, parlate con chi lavora sul mare e per il mare. Non fatevi consigliare da chi queste cose non le ha mai fatte che sia per scelta o per timore oppure ancora per convenienza. Parlate con chi viaggia sulle navi e fatevi raccontare quale sarà la vita che andrete a fare.

D: Cosa si aspetta la Guardia Costiera dai giovani della nostra generazione? E cosa offrire loro? 

R: Noi ne vostri confronti siamo debitori, recentemente abbiamo commissionato un lavoro ad una società esterna, per chiedere ai ragazzi della Generazione Z, quanto conoscano il lavoro che noi uomini e donne della Guardia Costiera svolgiamo quotidianamente, abbiamo scoperto che solo il ventiquattro per cento della GenZ ci conosce bene. Quindi io mi sento di dire, che stiamo cercando di entrare in contatto quanto più possibile con voi e di farvi conoscere il nostro lavoro; deciderete poi voi serenamente se entrare nel Corpo o fare l'ufficiale a bordo di un mercantile o fare scelte opposte al vostro percorso di studi; quello che mi sento di dire è che stiamo aprendo quanto più possibile un rapporto di diretta comunicazione con voi, quindi aspettatevi di essere sempre maggiormente coinvolti nel nostro operato per lo meno per quanto concerne l'informazione su quello che facciamo tutti i giorni.

Niccolò Cianciotto

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